POLITICA

2013
24
Ottobre
La Città in ostaggio

Aveva detto: “Mi spiccio in una settimana”.

La crisi amministrativa è ancora lì.

Non che si senta la mancanza di una Giunta inetta ed inefficiente.

Ma la totale paralisi organizzativa ed amministrativa si riflette in una Città allo stremo.

Senza servizi, senza interlocutori abilitati, nel più totale sbando.

Dodici consiglieri comunali su dodici lo hanno dichiarato fallito: si tratta dei “pentiti”, divisi fra loro, ma tutti teoricamente iscritti allo stesso partito (?) del Sindaco.

Fallito lo ha dichiarato persino l’amico più caro: quell’ingegner Calice, che non riuscendo a portare a compimento l’affare Cimitero, gli ha recentemente suggerito di darsi alla medicina e di pensare alla salute.

Oggi Giannatempo è un uomo solo, che ha sfiduciato se stesso; chi lo frequenta, lo descrive come un uomo rassegnato al marasma generale.

Concentrato su un possibile “galleggiamento” che duri un altro anno, per tentare una chance di candidatura alle elezioni regionali.

Mi chiedo: può una Città vivere l’agonia della propria massima rappresentanza istituzionale, sacrificando ogni possibile, labile speranza di ripresa e di rinascita?

Questa è una Città in ostaggio; ostaggio di un ometto, unanimente dichiarato fallito, ma pervicacemente legato alla propria poltrona.

Colpevole, imperdonabilmente, il nostro “sequestratore”.

Ma – sia chiaro a tutti – più colpevoli coloro che oggi lo contestano, dopo averne condiviso ogni scelta, ogni non decisione, ogni compromesso, ogni guasto.

Se Giannatempo è il principale colpevole, come Lui sono colpevoli quelli che, con uno sforzo di fantasia possiamo definire i dodici consiglieri del PDL.

Ma altrettanto colpevoli i signori dell’ex UDC ex UDCAP, ex tutto.

I Luca Reddavide, i Franco Conte, i Francesco Mansi, i Marcello Moccia, i Luigi Borraccino, i Pasquale Mennuni, i Michele Romano.

Complici di questo sfascio, alla ricerca di un altro briciolo di potere, ma già protesi verso un futuro ricollocamento, che garantisca loro qualche altro anno di miserevole potere.

A costoro, che con incommensurabile faccia tosta pensano di poter aprire un dialogo con noi del Movimento Politico La Cicogna, diciamo “vade retro”: una volta per tutte e una volta per sempre.

MAI AVREMO NULLA A CHE FARE CON COLORO CHE SONO COMPROMESSI FINO AL COLLO CON IL FALLIMENTO DI Giannatempo.

Qualcuno mi fa osservare che così facendo spingiamo costoro ancora e sempre tra le braccia del loro alleato.

NON CI IMPORTA.

Anzi, ne siamo lieti.

Non siamo disposti a compromessi con nessuno, tanto meno con costoro.

Che restino abbracciati al loro Giannatempo; che ne condividano la sorte.

Che vadano a fondo con lui.

E se alle prossime elezioni saranno ancora, indissolubilmente, alleati sarà meglio per gli elettori.

Avranno preciso il quadro, chiara la scelta.

O Noi o i responsabili dello sfascio della Città.

 

Franco Metta

M. P. La Cicogna.





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